Presso la Birreria “il Fundeghè” di Cabiate, Via Nicolini 1, ogni ultimo lunedì del mese l’iniziativa ” Il Libro Alcolico“. Realtà che ha già compiuto quattordici anni e che vuole offrire l’occasione a chi è amante della lettura di esprimere la propria opinione sui libri che ama, e di ascoltare il parere degli altri in una ambientazione davvero insolita. Di volta in volta vengono scelti dei titoli – su proposta dei partecipanti – e durante l’incontro successivo se ne discuterà. Naturalmente si cerca di prediligere opere che offrono maggiori possibilità di confronto, il tutto nella massima semplicità e in maniera amichevole. Per l’iniziativa abbiamo scelto una sera in cui il Fundeghè è chiuso, per questa ragione è indispensabile che chi è interessato ci comunichi per tempo l’adesione allo 031 768173. Ovviamente, in onore al locale e al motto dell’iniziativa, durante l ‘incontro sarà possibile sorseggiare un buon boccale di birra.

 Il prossimo incontro è fissato per data da destinarsi con:

Il primo non-uomo ha accesso a tutto quello che si può sapere.

«Il romanzo che parla della cosa che McEwan conosce meglio: il bisogno primario del romanzo» – Robinson

«Geniale e sensibile… un dramma domestico retrofuturista che si monito intenso su temi quali intelligenza artificiale, consenso, giustizia» – The New Yorker

«Con Macchine come noi Ian McEwan ha scritto un altro capolavoro, un romanzo (sovrumano) di intelligenza sentimentale» – Antonio D’Orrico, La Lettura

«Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno»

Con l’eredità che gli ha lasciato sua madre, Charlie Friend avrebbe potuto comprare casa in un quartiere elegante di Londra, sposare l’affascinante vicina del piano di sopra, Miranda, e coronare con lei il sogno di una tranquilla vita borghese. Ma molte cose, in questo 1982 alternativo, non sono andate com’era scritto. La guerra delle Falkland si è conclusa con la sconfitta dell’Inghilterra e i quattro Beatles hanno ripreso a calcare le scene. E con l’eredità Charlie ci ha comprato una macchina. Bellissima e potente, dotata di un nome e di un corpo, la macchina ha intelligenza e sentimenti e una coscienza propri: è l’androide Adam, creato dagli uomini a loro immagine e somiglianza. La sua stessa esistenza pone l’eterna domanda: in cosa consiste la natura umana? Londra, un altro 1982. Nelle isole Falkland infuriano gli ultimi fuochi della guerra contro l’Argentina, ma per le vie della città non sventoleranno le bandiere della vittoria. I Beatles si sono da poco ricostituiti e la voce aspra di John Lennon continua a diffondersi via radio. Anche il meritorio decrittatore del codice Enigma, Alan Turing, è scampato alla morte precoce, e i suoi studi hanno reso possibili alcune delle conquiste tecnologiche di questi «altri» anni Ottanta, dalle automobili autonome ai primi esseri umani artificiali. Fra chi non resiste alla tentazione di aggiudicarsi uno dei venticinque prototipi esistenti nel mondo, dodici Adam e tredici Eve, c’è Charlie Friend. Certo, un grosso investimento per un trentaduenne che si guadagna da vivere comprando e vendendo titoli online. Ma Charlie è convinto che quel suo Adam bellissimo, forte, capace in tutto, «articolo da compagnia, sparring partner intellettuale, amico e factotum» secondo le promesse dei costruttori, gli sarà di grosso aiuto con l’affascinante ma sfuggente Miranda, la giovane vicina del piano di sopra. Per certi versi non ha torto. Il primo non-uomo ha accesso a tutto quello che si può sapere, dalla soluzione del problema matematico P e NP, all’influenza di Montaigne su Shakespeare, fino al modo di vincere le resistenze di Miranda e penetrarne il segreto. Un segreto complicato e doloroso che, quando emerge, pone ciascuno di fronte a un dilemma etico lacerante. Ma la legge piú inviolabile dell’androide recita: «Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno». E per un’intelligenza artificiale tanto sofisticata da anteporre la coscienza alla scienza, il concetto di danno può essere piú profondo e micidiale di quel che appare.

 

Il romanzo gotico è per certi versi un calco creativo dello schema imposto da Walpole: ambientazione arcaicizzante, castello, labirinto, sotterranei, scene notturne, damigelle in pericolo, fughe, minacce sessuali, elementi di soprannaturale, presenza pervasiva del doppio, il sogno infilato all’interno della trama. Quella del romanzo gotico è una stagione che può essere compresa tutta nel periodo 1778-1820, ma il sentimento gotico esonderà da quel quarantennio, per diventare un filone letterario inesauribile che si tramanderà ciclicamente fino ai giorni nostri, diramandosi in vari sottogeneri, dalla fantascienza al romanzo storico, attraverso Poe, Le Fanu, Stoker, Machen, Bierce, Lovecraft, fino a Joyce Carol Oates, Anne Rice, persino Burroughs e Ballard, fino al cinema splatter che tuttora rispetta religiosamente le convenzioni walpoliane: la casa nel bosco, i sotterranei, la componente sessuale, gli antri bui, le evocazioni soprannaturali. Non sembrano passati due secoli e mezzo da “Il castello di Otranto” al film horror Quella casa nel bosco. Walpole detta ancora la trama.